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Fare vacanze in campeggio è low cost? Un tempo, forse. Attualmente rappresenta solo uno stile di viaggiare: in libertà e a contatto con la natura. Saprete che, se non mi muovo in aereo, viaggio con il mio fuoristrada. È attrezzato con tutto il necessario per darmi la giusta autonomia: serbatoio da 80 litri d’acqua, tenda sul tetto, wc chimico, frigorifero, cucina. Manca solamente un pannello solare, che non tarderà a completare l’equipaggiamento.

All’estero ho spesso l’opportunità e il piacere di fare campeggio libero, mi permette di vedere luoghi incantevoli ed entrare davvero in contatto con le persone del luogo. In Italia, invece, non è possibile o almeno la legislazione in merito risulta piuttosto oscura, perciò è sempre necessario utilizzare i campeggi.

Durante le ultime vacanze ho fatto un giro lungo circa 5000 chilometri (nemmeno molti per la mia media) e vorrei raccontare cosa ho verificato sulla situazione e sui costi in Italia e in Grecia.

ITALIA

Ho soggiornato in tre regioni: Umbria, Puglia (Salento) e Alto Adige.

La prima tappa è stata sul lago Trasimeno, in un campeggio 4*. In riva al lago, grandi spazi ombreggiati, piscina, servizi molto curati, pace e silenzio perché frequentato soprattutto da tedeschi e austriaci. 27 €

Sulle strutture salentine devo esprimere alcune perplessità. Innanzitutto trovare un campeggio è una caccia al tesoro. Probabilmente chi si reca in quella zona è abituato ad affittare una casa, ma credo che i camperisti, soprattutto stranieri, non siano rari. Qui le strutture classificate come “sulla spiaggia” sia trovano a circa 700 metri dal mare e io, arrivando sempre nel pomeriggio avanzato, alla fine il mare non l’ho mai visto. Di ombra ce n’è, ma spesso la pulizia dei servizi lascia a desiderare e l’acqua calda per la doccia è a pagamento. Il tutto per un costo che va da un minimo di 33 € ad un massimo di 47 €.

A Merano, invece, il campeggio è situato in una posizione ideale. In pieno centro a pochi passi dalle terme. Spazi comodi, servizi riscaldati e pulitissimi, piscina con acqua calda e noleggio gratuito di biciclette. 22 €

GRECIA

Sul Peloponneso di campeggi ce n’è pochi, l’abitudine è infatti quella di affittare studios o camere in case private. Quelli esistenti sono semplici, ma curati. A Cefalonia ce ne sono due: puliti, sulla spiaggia e con wifi gratuito. 18 €. I campeggi sperimentati in altre zone (a Parga e Killini) erano bene organizzati, piacevoli ed economici.

I prezzi si intendono per piazzola (in genere spazio camper + due persone) e lascio a voi le considerazioni finali.

Are the camping holidays low cost?

Is it really low cost having camping holidays? At one time, maybe. Currently represents only a style of travel: in freedom and in contact with nature. You will know that if I don’t move by plane, I travel with my fourwheels car. It is equipped with everything necessary to give me the proper autonomy: 80 liters of water, tent on the roof of the car, chemical toilet, refrigerator, stove. I haven’t only a solar panel, which will soon complete the equipment.

Abroad, I often have the opportunity and the pleasure to do free camping, it allows me to see beautiful places and to get in touch with the locals. In Italy, however, it is not possible or at least the legislation is rather dark, so you should always use campsites.
During the last holiday I took a ride along approximately 5000 km (not a lot for my average) and I would like to tell you what I checked on the situation and the costs in Italy and Greece.

ITALY

I stayed in three regions: Umbria, Apulia (Salento) and South Tyrol.
The first stop was on Trasimeno lake, in a 4 * camping. Beside the lake, large shaded areas, swimming pool, mainteined toilets, peace and silence because frequented mostly by Germans and Austrians. € 27

Aboput Apulia structures I have to express some concerns. First, find a campsite is a treasure hunt. Probably people that go into that area is used to rent a house, but I think the campers, especially foreigners, are not rare. Here the structures classified as “on the beach” are located about 700 meters from the sea and I, always coming in late afternoon, at the end I have ever seen the sea. Shaded areas but often the cleanliness of the toilets was no perfect and the hot water for the shower was to pay. The cost ranges from a minimum of 33 to a maximum of 47 €.

In Merano, however, the camp is situated in an ideal location. In the city center, a few steps from the spa. Comfortable spaces, heated and very clean toilets, warm water pool and free bike rental. € 22

GREECE

There are few campings in Peloponnese, the habit of tourists is to rent studios and rooms in private homes. Existing ones are simple, but cured. In Kefalonia there are two campsites: clean, on the beach, with free wifi. € 18. Camping I’ve seen in other areas (in Parga and Killini) were well organized, nice and cheap.

The prices are per pitch (usually space for a camper + two people). I’ll leave you the final considerations…

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Percorrendo l’autostrada Adriatica, nel tratto tra Cattolica e Pesaro, la si vede arroccata su una verde collina e risulta difficile non farsi attirare dal suo fascino. Gradara si trova a cavallo tra Marche e Romagna e sorveglia, con la sua Rocca e la doppia cinta muraria, il territorio sottostante.

Il verde della vegetazione e il rosso dei mattoni si stagliano contro l’azzurro del cielo. Forse una giornata uggiosa meglio si adatterebbe al luogo, ma la luce del sole fa risaltare meravigliosamente i colori circostanti.

Nata per scopi militari, la Rocca venne trasformata in residenza nobiliare e rappresenta oggi uno degli esempi di architettura dell’epoca meglio conservati. Le sale si susseguono lungo un percorso suggestivo attraverso torture e passioni antiche. Proprio tra queste mura, infatti, si consumò l’amore tra Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti citati da Dante nel V Canto dell’Inferno.

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense»

Le mura, alte e superbe, abbracciano la Rocca, proteggendola, con l’ausilio di torri quadrate e dei Camminamenti della Ronda, percorsi per sorvegliare il castello e il territorio. Costruite in laterizio, termine che indica i mattoni utilizzati nella tecnica edilizia romana, sopravvissero ai numerosi attacchi che dovette subire.

Il borgo oggi è animato da botteghe e osterie per turisti, ma sedersi a sorseggiare una birra o a fare uno spuntino per godersi fino all’ultimo il contesto non è certo disdicevole.


Gradara, a borderland

 

Driving on the Adriatic highway, close to Cattolica and Pesaro, is it possible to see a village set down on a green hill and it results difficult not to be attracted by its charm.

Gradara is between Marche and Romagna and guards, with its fortress and the double surrounded building, the underlying territory.

The green of the vegetation and the red of the bricks hack it against the blue of the sky. Perhaps a gloomier day would suit better for the place, but the light of the sun makes the surrounding colors marvelously clear.

Born for military purposes, the fortress was turned into noble residence and today it represents one of the examples of architecture of that time better preserved. There are many rooms along a suggestive run through tortures and ancient passions. Just among these boundaries, in fact, was consumed the love between Paolo and Francesca, the unlucky lovers quoted from Dante Alighieri in the fifth canto of the Hell.

The walls, tall and superb, embrace the fortress, protecting it, with the aid of square towers and the Camminamenti della Ronda, useful for guarding the castle and the territory. Builded in laterizio, term that indicates the bricks used in the Roman building technique, the walls survived to the numerous attacks during the centuries.

Today the village is animate from shops and inns for tourists, but to sit to drink a beer or to have a snack to enjoy the context is not certain unsuitable.

 

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Non ero mai entrata in una distilleria, lo ammetto, anche perché i distillati non hanno mai attirato il mio interesse. Da Bonaventura Maschio, però, mi sono dovuta ricredere perché tra alambicchi e tradizione di famiglia ho imparato che la distillazione è un processo affascinante e sorprendente.

L’acquavite di uva è il prodotto che meglio valorizza il territorio. La materia prima utilizzata, infatti, è il mosto d’uva che, conservando le caratteristiche organolettiche tipiche della zona, rende evidente la differenza dagli altri distillati.

Caricato il mosto nell’alambicco, e lasciandosi inebriare dai profumi sprigionati che si presenteranno nuovamente nel prodotto finito, vengono chiusi gli oblò, si dà energia ed inizia la magia.

La distillazione è un procedimento conosciuto fin dalla notte dei tempi e si può riassumere nell’intuizione che ebbe Dioscoride Pedanio nel I secolo a.C.

Il medico immaginò che distillare potesse essere come imitare il sole che asciuga le pozze d’acqua piovana restituendocela sotto forma di pioggia. La sua ipotesi venne convalidata da un semplice vaso a punta, che chiamò ‘ambix’, alla cui sommità condensavano le gocce di vapore.

Nel Seicento la distillazione iniziò ad essere utilizzata non solo per la produzione di medicine ma anche di bevande e nell’Ottocento si imparò a separare gli elementi per perfezionare il prodotto, dando origine alla metodologia che si utilizza ancora oggi.

Esistono due tipologie di distillazione: continua e discontinua. Nel primo caso il mastro distillatore deve controllare tutte le fasi che permettono di separare teste e code mentre nel secondo caso l’alambicco compie una sola distillazione per volta e quando si esaurisce il liquido, si ferma lo strumento per ricaricarlo. In questo caso viene utilizzato il mosto fermentato e, per la produzione dell’acquavite, si sfrutta la tecnologia del sottovuoto che permette la perfetta selezione dei vapori mantenendo tutti gli aromi.

L’affinamento dell’acquavite avviene in barrique vecchie perché ognuna possa rilasciare le caratteristiche dei vitigni che l’hanno abitata in precedenza, raccontando ogni volta nuove storie e rendendo ogni produzione unica.

Degustare un distillato è un’esperienza completamente diversa da tutte le altre. Innanzitutto la dose d’assaggio è minima, una piccola goccia che va trattenuta sul palato, diluita con la saliva e solo successivamente inghiottita. Con l’olfatto si percepiscono prepotenti i molti profumi che vengono spigionati mentre il gusto non è immediatamente coinvolto, ci vuole un attimo prima di cogliere le componenti che poi abbracceranno dolcemente il palato.

Limpidezza, leggerezza ed essenzialità rendono un acino d’uva comparabile ad una fragile bolla di vetro, che se viene trattata in maniera opportuna è fonte di opere straordinarie. Tutto questo è l’acquavite prodotta da Bonaventura Maschio e la goccia che cade lenta nell’ampolla formando un cerchio perfetto di liquidi e profumi è una magia che solo nella casa degli spiriti si può creare.

Per la prima volta, mi sono voluta cimentare in una ricetta preparata con Prime Uve Oro, un’ originale acquavite d’ uva, che unisce la freschezza di profumate uve bianche di collina con la complessità dell’affinamento in piccole botti di rovere.

Ho realizzato dei Noodles orientali perché in fondo Gaiarine, sede dell’Azienda Maschio, si trova ad est della nostra penisola e l’abbinamento con ingredienti provenienti da Oriente mi è sembrato opportuno.

Ingredienti: noodles di frumento, carne di manzo, carote, peperoni, cipolle, Prime Uve Oro, salsa di soia, olio di semi di arachide

Un’ora prima: mettere a marinare nell’acquavite Prime Uve Oro e nella salsa di soia la carne tagliata a striscioline. Mezz’ora prima: immergere i noodles in acqua calda.

Tagliare carote, peperoni e cipolle a fettine molto sottili e far saltare il tutto in due cucchiai di olio, facendo in modo che le verdure mantengano una consistenza croccante. A parte cuocere la carne a fuoco alto fino a che il liquido della marinata non è evaporato. A questo punto unire le verdure, la carne, i noodles e saltare aggiungendo, se necessario, della salsa di soia. Sorprendenti sono gli aromi dell’acquavite che si mantengono fino all’ultimo boccone, sia al naso che al palato.

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Spesso vado alla ricerca di ingredienti insoliti e di nicchia. Mi piace sperimentare e quando trovo qualcosa che non conosco, prima lo acquisto e poi valuto come prepararlo.

E’ capitato così anche con un tipo di pasta che non solo non avevo mai assaggiato ma non avevo mai nemmeno visto, i croxetti o corzetti.

Assomiglia, vista nel sacchetto, ad un mucchio di monete decorate da un disegno.

Il suo nome deriva proprio dal fatto che ogni singolo pezzo sia fregiato da una piccola croce.

Un’altra teoria sostiene, però, che si tratti di una variante di una tipologia di pasta provenzale, i Crosets, da cui derivano anche le orecchiette pugliesi.

La nascita di questo tipo di pasta, bella ed unica nel suo genere, risale al Rinascimento quando ogni famiglia aveva il proprio stampo con lo stemma di famiglia, una coppia di incisioni diversa su ogni faccia. L’idea era quella di ricordare ai commensali l’importanza del loro signore in un periodo storico in cui era importante sottolineare la propria supremazia.

Per la sua bellezza veniva servita durante i pranzi ufficiali ed ancora oggi si utilizza nei banchetti di nozze con le iniziali degli sposi.

Gli stampi sono formati da due parti ricavate da un unico pezzo di legno che pare influenzi il gusto della pasta. Per

© Stefano Gatti

questo motivo viene utilizzato solo legno che non contenga tannini che potrebbero rilasciare un sapore amaro.

La parte inferiore ha il bordo tagliente mentre la parte superiore è intagliata a mano da abili artigiani con il disegno che rimarrà impresso su ogni disco di pasta.

Il disegno inciso non era uno sfizio nobiliare ma un trucco perché la pasta trattenesse meglio il condimento.

Originariamente era un tipo di pasta fresca, mentre oggi si trova anche secca, e la ricetta prevedeva l’utilizzo di molte uova, circa dodici per chilo di farina, e semola di grano duro con qualche variante verde agli spinaci o con farina di castagne.

Se avete la possibilità di andare in Liguria ed acquistare questi bellissimi stampi potete provare a realizzarla a mano. Io mi sono accontentata di quella secca, se pur di ottima qualità, condita con un sugo di pomodoro, tonno fresco, finocchietto selvatico ed un soffio di peperoncino.

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