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Posts Tagged ‘ricetta’

Una lacrima non indica necessariamente tristezza, ma può essere anche una Lacrima di vino. Uno di quelli ingannevoli.

Appena ho versato nel calice la Lacrima di Morro d’Alba dei Conti Buscareto, l’ultimo vino che Fernando di Winexplorer mi ha inviato, sono stata assalita dal forte profumo di rosa, ciliegia e fragola, tanto intensi da farmi credere si potesse trattare di un passito.

Colore rosso intenso e profumo fortemente aromatico, ma più gentile al palato anche se persistente. Una vera sorpresa.

Per questo vitigno, di cui ho già parlato in occasione dell’assaggio di bollicine con la Lacrima, ho pensato ad un abbinamento deciso e un po’ contrastante: petto d’anatra in salsa di tabacco.

Ingredienti: 1 petto d’anatra, 50 g di burro, 15 g di tabacco da pipa alla vaniglia, mezzo bicchiere di Lacrima di Morro d’Alba, 1 cucchiaino di farina, sale rosa dell’Himalaya

Sciogliere il burro a bagnomaria e versarvi il tabacco lasciando in infusione per mezz’ora.

Scaldare un filo d’olio evo (molto poco perché l’anatra è già una carne grassa) e rosolare entrambe le parti del petto d’anatra. Dopodiché trasferirlo in una teglia, salarlo, inserirlo nel forno caldo a 200°C e cuocere per circa 45 minuti.

Ai succhi rimasti nella padella, che avrete conservato, aggiungere il burro filtrato dal tabacco, mezzo bicchiere di Lacrima e il cucchiaino di farina per addensare.

L’aroma dolce del tabacco e la naturale grassezza della carne, si accompagnano bene alla delicata tannicità del vino.


A tear of wine

Fernando Winexplorer sent me this wine, Lacrima (tear) di Morro d’Alba dei Conti di Buscareto, and I thought to match it a little ‘contrasting recipe: duck breast with a sauce of tobacco.

Ingredients: 1 duck breast, 50 g butter, 15 g of pipe tobacco and vanilla, half a glass of Lacrima di Morro d’Alba, 1 teaspoon of flour, Himalayan pink salt

Melt the butter in a double boiler and pour the tobacco leaves to steep for half an hour.
Heat a drizzle of extra virgin olive oil (very little because the duck is already a fatty meat) and brown on both sides of the duck breast. Then transfer it to a baking dish, season with salt, place in oven preheated to 200 ° C and bake for about 45 minutes.
Add the butter, filtered by tobacco, to the remaining juices in the pan, that you have preserved, half a glass of Lacrima and a teaspoon of flour to thicken.

The sweet aroma of tobacco and the natural fattiness of the meat will match with the soft tannins of the wine.

 

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Tornare alle tradizioni per realizzare un prodotto d’alta qualità. Così hanno fatto alla Lenti, azienda nata in Piemonte nel 1935, per il Lenti&Lode: prosciutto dalla cottura lenta, con l’aggiunta alla salamoia di una pregiata varietà di Marsala e impreziosito da 6 spezie. Il fresco coriandolo, il delicato alloro, il pungente chiodo di garofano, il riscaldante pepe, l’aromatico macis e il balsamico ginepro. Cottura al vapore in rete dopo un attento disossamento per lasciare la coscia intera.

Un tripudio di sapori e profumi, che si può ottenere solo da alimenti di qualità superiore, come insegna la ricetta della tradizione tramandata da nonno Lenti. Già quando ero piccola riuscivo a distinguere i diversi tipi di prosciutto cotto – la mia passione – acquistati in questo o quel negozio.

Di questo ho molto apprezzato la consistente quantità di grasso che si scioglie in bocca, ormai purtroppo difficile da trovare. Da gustare al naturale, ma anche utilizzabile per realizzare golose ricette. Così come abbiamo fatto durante il LentiLab presso la scuola di cucina torinese FoodLab.

Un racconto attraverso immagini, che a volte dicono molto più delle parole.

Raviolo di prosciutto con maionese al limone. All’interno una crema realizzata con prosciutto cotto, pane ammollato nel latte e parmigiano

Risotto con piselli e prosciutto croccante. Mantecato con panna montata.

Bistecca di prosciutto cotto con insalatina, fragole e anacardi tostati

Involtino di scamone con prosciutto cotto, salvia e parmigiano

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Qualche tempo fa la cara amica Sandra di Un Tocco di Zenzero mi ha regalato un aromatico blend di spezie, che avevo già assaggiato ed apprezzato nella cucina mediorientale, ma che non avevo ancora trovato da acquistare in Italia.

Baharat in arabo significa semplicemente “spezia” e in questo caso indica un mix, che varia in ogni Paese e in ogni famiglia. Il profumo è fortemente aromatico, caldo e avvolgente, mentre al palato risalta soprattutto la nota piccante. Il colore, invece, è quello della terra arsa dal sole del Medio Oriente durante la stagione estiva.

Le spezie principali da cui è composto il baharat sono: noce moscata, cannella, aglio, coriandolo, cardamomo, peperoncino, pepe nero, cumino e chiodi di garofano. In Turchia si aggiungono sumak e menta, mentre in nord Africa viene arricchito da petali di rosa essiccati.

La miscela ha proprietà digestive ed è fonte di vitamine A, C e di ferro. Oltre a tutto ciò è anche molto buona ed io l’ho utilizzata per preparare un cous cous veloce vegetariano.

Ingredienti: cous cous, zucchine, asparagi di media grandezza, carote, cipolla, mandorle intere, baharat, olio evo, sale qb

Coprire la semola di cous cous di acqua calda e lasciare reidratare il tempo necessario. Nel frattempo, tagliare le verdure e saltarle in padella con il baharat e le mandorle.

Quando il cous cous sarà gonfio, versarlo sulle verdure e saltare il tutto aggiustando di sale. Semplice ma prelibato, proprio come la terra da cui proviene.


Some time ago my dear friend Sandra of the blog Un Tocco di Zenzero gave me an aromatic blend of spices, which I had already tasted and appreciated in Middle Eastern cuisine, but had not yet found to be purchased in Italy.

Baharat in Arabic simply means “spice” and in this case is a mixture, which varies in each country and in every family. The scent is very aromatic, warm and snug, at the taste you can feel the spicy note. The color, however, is similar to the land burned by the sun of the Middle East during the summer season.

The main spices which make up the baharat are: nutmeg, cinnamon, garlic, coriander, cardamom, chilli, black pepper, cumin and cloves. In Turkey, sumac and mint are added, while in North Africa is enriched with dried rose petals.

The mixture has digestive properties and is a source of vitamins A, C and iron. In addition to all, this is very good and I have used it to prepare a quick vegetarian couscous.

Ingredients: couscous, zucchini, asparagus medium sized, carrots, onions, almonds, baharat, extra virgin olive oil, salt to taste

Cover the couscous semolina with warm water and let rehydrate the time necessary. Meanwhile, chop the vegetables and fry in a pan with the baharat and almonds.
When the couscous is swollen, pour over the vegetables and stir fry, seasoning with salt.

Simple but delicious, just like the territory which it comes from.

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foto di giustodueparole.it

Verde come un prato a primavera, il tè matcha mi mette di buon umore. Prodotto dalle foglie cotte a vapore, essiccate e polverizzate, viene normalmente utilizzato in Giappone per la cerimonia del tè. La sua storia risale a più di 1000 anni fa e ancora oggi è tra i più pregiati tè verdi al mondo, perché grazie al tipo di lavorazione cui viene sottoposto è forse il più ricco di vitamine e principi salutari. Ho imparato ad apprezzarne le potenzialità al WabiSabiCulture, si dice che chi lo consuma sia pieno di gioia e devo dire che a me fa proprio questo effetto.

Straordinariamente bello da guardare, al tatto è impalpabile come borotalco, il profumo è fresco e assumerlo solamente come bevanda trovo che sia non rendergli l’onore che merita.

E’ uno dei tè d’ombra, in quanto le coltivazioni vengono coperte con le tipiche stuoie di bambù in modo che le foglie possano trattenere più clorofilla possibile.

Il matcha di maggiore qualità arriva dall’area di Uji Tawara, che presenta le condizioni ideali per la sua coltivazione: clima nebbioso, colline dal dolce declivio e una buona escursione termica tra giorno e notte. Fa bene al cuore, alle ossa, rafforza il sistema immunitario ed è un ottimo digestivo ma, aspetto fondamentale, è anche tremendamente buono.

Lo mangio mescolato allo yogurt, spolverizzato sulla frutta o per marinare la carne, come in questo caso.

Si può scegliere di utilizzare qualsiasi tipo di carne o pesce. Per questa ricetta ho scelto carne di maiale di maiale, che ho lasciato marinare per 3 ore in una miscela di matcha e sake ed ho poi cotto in padella con la sola aggiunta di olio di arachide, qualche grano di pepe verde e  sale rosa dell’Himalaya.


 Matcha, a tea good to eat

Green as a meadow in spring, matcha tea makes me happy. Made from steamed, dried and pulverized leaves, is normally used in Japan for the tea ceremony. Its history dates back over 1000 years ago and today is among the finest green teas in the world, because it is perhaps the richest in vitamins and healthful. I learned to appreciate the potential at WabiSabiCulture and it is said that those who consume it is full of joy and I must say that I did just that effect.

Extraordinarily beautiful to look at, fine to touch as talcum powder, the scent is fresh and I thinnk that take it only as a drink does not make the honor it deserves.

Matcha is one of the tea of shadow, because the crops are covered with the typical bamboo mats so the leaves may retain more chlorophyll.

The higher quality matcha comes from the Uji Tawara, presenting ideal conditions for cultivation: foggy weather, gently sloping hills and a good temperature range between day and night. It’s good for the heart, bones, strengthens the immune system and is an excellent digestive, but fundamental, it is also tremendously good.
I eat it mixed with yogurt, sprinkled on fruit or for marinating the meat, as in this case.

You can choose to use any type of meat or fish. For this recipe I chose skewers of pork, which I left to marinate for 3 hours in a mixture of matcha and sake, and I then cooked in a pan with the addition of peanut oil, few grains of green pepper and Himalayan pink salt.

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La polpa può essere bianca, gialla o rosa acceso, la mia preferita. La sua buccia è verde, sottile e commestibile, così come i suoi semi. Di Guava ne esistono oltre centocinquanta tipi e differiscono per colore, forma e gusto. E’ dolce, aromatica e rinfrescante, nonostante abbia una polpa carnosa che non fa pensare a un frutto dissetante come, ad esempio, l’arancia.

L’albero che produce il frutto del Guava è originario dell’America tropicale ma oggi i maggiori produttori sono il Brasile e l’India.

Fonte di vitamine C e A, il frutto è riconosciuto come un potente antiossidante. Inoltre ha poche calorie e aiuta a ridurre la glicemia.

Trovo la sua polpa buonissima, con quel dolce sapore che ricorda la pera. Si adatta alla preparazione di cocktail e bavaresi ma è deliziosa anche degustata al naturale.

Con il succo di Guava ho preparato un sorbetto, semplice e appagante al tempo stesso.

Sorbetto rosa

ingredienti: 500 cl succo di Guava o polpa frullata, ½ bicchiere d’acqua, 1 bicchierino di liquore al cardamomo

Mescolare il succo e l’acqua, versare in un contenitore preferibilmente di acciaio e mettere in congelatore, mescolando ogni tanto per spezzare il ghiaccio in formazione. Dopo circa 3 ore, aggiungere il liquore, mescolare e rimettere in freezer fino al momento di servire. Alcune ricette prevedono l’aggiunta di un albume montato a neve, ma io preferisco la versione senza.

Al momento di portare in tavola, frullare il sorbetto o mescolarlo bene per renderlo cremoso.



Guava, the fruit that comes from the Tropics

Its pulp can be white, yellow or dark pink, my favourite. Its skin is green, thin and edible, as its seeds. Exist over 150 types of Guava and they differ for color, form and taste. Is sweet, aromatic and refreshing, despite has a fleshy pulp that doesn’t make to think about a refreshing fruit as the orange, for example.

The tree that produces the Guava fruit is native of tropical America but today the greatest producers are Brazil and India. It is source of vitamins C and A and it is a powerful antioxidant. It also has fewer calories and helps to reduce blood sugar. I think its pulp is very excellent, with the sweet taste similar to pear. It is suitable for the preparation of cocktails and puddings but tasted plain is delicious too.

With the Guava juice I made a sorbet, easy and rewarding at the same time.

Pink sorbet

Ingredients: 500 cl Guava juice or pulp puree, ½ cup water, 1 shot of cardamom liqueur

Mix the juice and water, pour into a container instead of steel and put in freezer, stirring occasionally to break the ice formation. After about 3 hours, add the liqueur, stir and put in freezer until ready to serve. Some recipes require the addition of whipped egg white, but I prefer the version without. When serving, whisk or mix the sorbet well to make it creamy.

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Originaria dell’Europa centrale e meridionale hanno sempre parlato di lei come un qualcosa di pericoloso, addirittura tossico. A guardarla ha un colore verde spento, tendente al grigio ed al tatto risulta morbida perché ricoperta di una sottile peluria. Certo, sentirne parlare così non invoglia a farne la conoscenza ma in tempi passati con lei si accompagnavano scrittori e pittori, ne erano addirittura soggiogati.

Artemis era la dea greca della natura, dei boschi e della caccia ma sono in pochi a chiamarla secondo la denominazione scientifica, la conoscono tutti con l’appellativo di fata verde. Per un lungo periodo l’assenzio è stato vietato in molti Paesi perché considerato tossico e per porre un freno al suo uso diffuso nell’800 francese.

Nei trattati sulla preparazione dell’assenzio giunti fino ad oggi si dice che venisse prodotto solamente per distillazione per poi essere bevuto puro come medicinale o allungato come bevanda, modalità ereditata dai soldati francesi in Algeria che avevano l’abitudine di disinfettare le acque malsane con l’assenzio. Poco dopo si iniziò a consumarlo addolcito con sciroppo e poi, negli anni 30 del XIX secolo, a consumarlo con una zolletta di zucchero.

E’ rappresentato anche sul quadro di Degas ‘L’Absinthe’, un olio sul tela ambientato a Parigi nel Café de la Nouvelle Athènes a Pigalle che raffigura l’attrice Ellen Andrée e l’incisore Marcellin Desboutin con i volti inebetiti dal consumo di assenzio, in mostra nella bottiglia sistemata sul vicino tavolo.

Io ne ho prodotto una versione non distillata, ovviamente, ma per infusione con le foglie di una pianta che mi è stata regalata qualche tempo fa. Per tradizione viene tagliato con l’anice ma è una spezia che apprezzo poco, soprattutto nei liquori. Le foglie fresche di menta e melissa, invece, danno una nota fresca davvero piacevole mantenendo le proprietà digestive dell’anice.

La ricetta è simile a quella del liquore al cardamomo ma le dosi sono alla vostra fantasia, io sono un’alchimista e non seguo regole precise.

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