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Tornare alle tradizioni per realizzare un prodotto d’alta qualità. Così hanno fatto alla Lenti, azienda nata in Piemonte nel 1935, per il Lenti&Lode: prosciutto dalla cottura lenta, con l’aggiunta alla salamoia di una pregiata varietà di Marsala e impreziosito da 6 spezie. Il fresco coriandolo, il delicato alloro, il pungente chiodo di garofano, il riscaldante pepe, l’aromatico macis e il balsamico ginepro. Cottura al vapore in rete dopo un attento disossamento per lasciare la coscia intera.

Un tripudio di sapori e profumi, che si può ottenere solo da alimenti di qualità superiore, come insegna la ricetta della tradizione tramandata da nonno Lenti. Già quando ero piccola riuscivo a distinguere i diversi tipi di prosciutto cotto – la mia passione – acquistati in questo o quel negozio.

Di questo ho molto apprezzato la consistente quantità di grasso che si scioglie in bocca, ormai purtroppo difficile da trovare. Da gustare al naturale, ma anche utilizzabile per realizzare golose ricette. Così come abbiamo fatto durante il LentiLab presso la scuola di cucina torinese FoodLab.

Un racconto attraverso immagini, che a volte dicono molto più delle parole.

Raviolo di prosciutto con maionese al limone. All’interno una crema realizzata con prosciutto cotto, pane ammollato nel latte e parmigiano

Risotto con piselli e prosciutto croccante. Mantecato con panna montata.

Bistecca di prosciutto cotto con insalatina, fragole e anacardi tostati

Involtino di scamone con prosciutto cotto, salvia e parmigiano

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Sabato 12 maggio 2012 si svolgerà a Torino il LentiLab,  un evento per chi in cucina vede molto di più (cit). Sei pregiate spezie, utilizzate nella preaparazione dei prosciutti Lenti, abbinate ai 12 partecipanti. A me è stato assegnato l’alloro, pianta ricca di oli essenziali dalle proprietà rilassanti, antipiretiche e digestive. La mia metà in cucina per questo giorno (e amica di alloro) sarà Ambra de Ilgattoghiotto.

Questo è tutto ciò che per ora so a riguardo dell’evento, ma potrete scoprire di più seguendo l’hashtag #LentiLab su Twitter.

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E’ buona norma abbinare ad ogni piatto il giusto vino, ma nel caso del Taste&Match accade il contrario. A noi foodblogger viene comunicato il vino per cui dobbiamo creare il giusto piatto.

Fernando di Winexplorer mi ha assegnato il Nero d’Avola Quignones dal colore rosso intenso e corposo al palato con profumi di frutta rossa.

Per un vino dal così forte carattere ho pensato di preparare un secondo piatto un po’ capriccioso, in modo che si compensassero.

Come a volte accade, indicherò gli ingredienti ma non le quantità perché questo è uno di quei casi in cui ognuno deve trovare la propria ricetta perfetta sperimentando.

Polpette piccanti a colori

Ingredienti: carne tritata di manzo e di maiale, pane raffermo, latte, berberè, brodo di verdura, lattuga, cipolle rosse, sale qb, olio evo

Ammollare il pane raffermo nel latte, strizzarlo bene e unirlo alla carne tritata, aggiustando di sale. Io preferisco frullare l’impasto in maniera che si formi una pasta morbida ed omogenea. Aggiungere il berberè secondo gusto, ricordando che è una spezia molto aromatica e piuttosto piccante. Formare delle polpette abbastanza grosse e metterle in una pentola (preferibilmente di terracotta), lasciandole brasare nel brodo vegetale per circa un’ora. Nel frattempo tagliare la lattuga e le cipolle, cuocere le verdure separatamente con un po’ d’olio e brodo. A fine cottura, salare e frullare fino ad ottenere due creme dense e liscie montandole aggiungendo dell’olio evo, come per fare la maionese. Servire la polpetta su un letto dall’effetto ottico creato con le due creme di verdura.

Leggi anche gli altri abbinamenti per Winexplorer


Spicy colored meatballs recipe

For a wine with strong character as the Nero d’Avola Quignones is, I decided to prepare a second dish a bit ‘naughty, so that it would compensate.

As sometimes happens, I will indicate the ingredients but not the quantity because this is one of those cases in which everyone must find an own perfect recipe testing.

Spicy colored meatballs

Ingredients: ground beef and pork, bread, milk, berberè, vegetable broth, lettuce, red onions, salt, extra virgin olive oil

Wet the bread with the milk, squeeze it well and add to ground beef, seasoning with salt. I prefer to blend the dough so it forms a smooth paste. Add berberè according to taste, remembering that it is a very aromatic spice and quite spicy. Shape into meatballs and place in a large enough pot (preferably earthenware), leaving them in the braising broth for about an hour. Meanwhile, cut the lettuce and onions, cook the vegetables separately with a little oil and broth. When cooked, add salt and blend until smooth and thick creams two mounting them adding some olive oil, as you make mayonnaise.
Serve the meatballs on a bed by the optical effect created with the two creams of vegetables.

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Arriva finalmente a Torino il Taste&Match, l’evento che si è già svolto con successo a Roma, Milano e Venezia. Otto foodblogger che prepareranno i piatti da abbinare ad altrettanti vini selezionati da Fernando di Winexplorer, organizzatore dell’evento.

L’appuntamento è per giovedì 5 aprile 2012 nei bellissimi spazi di Qubì, via Parma 75/c Torino.

Una cena informale durante la quale i partecipanti potranno assaggiare 2 antipasti, 2 primi, 2 secondi e 2 dolci degustando il vino adatto ad ognuno, con l’opportunità di conoscerci e parlare di buon cibo e ottimo vino.

Oltre a me, che preparerò uno dei secondi piatti, le altre componenti del team saranno:

Il costo della serata è di 30 €, la prenotazione è obbligatoria e vi conviene affrettarvi, perché il numero dei partecipanti è limitato!

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In questi giorni ha aperto i battenti l’edizione 2012 di CioccolaTò, la rinomata manifestazione che anima il centro di Torino in onore del cibo degli Dei, di cui sarò parte attiva

Per celebrare l’evento ho pensato di realizzare un goloso risotto cioccolato e peperoncino, perché ho scoperto che certi ingredienti dolci si adattano bene anche a preparazioni salate.

Non fate quella faccia! Vi assicuro che è delizioso, l’importante è dosare bene il cioccolato in maniera che non risulti stucchevole. Io ho usato una qualità del Venezuela con il 72% di cacao.

Ingredienti per 4 persone: 320 riso Carnaroli, 30 grammi di cioccolato fondente eccellente, 1 cipolla, peperoncino a piacere, sale qb, brodo vegetale, olio evo

Versare due cucchiai di olio evo in una casseruola, far soffriggere la cipolla tritata finemente con il peperoncino sminuzzato e tostare il riso. Portare a cottura (circa 18 minuti) aggiungendo il brodo necessario. Al termine della preparazione, salare ed aggiungere il cioccolato mescolando fino a che non si sarà ben amalgamato.

Da bere abbinerei il corposo rosso di Perelada.

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Il buono che fa bene a Torino

Una realtà torinese ormai consolidata che a me si è rivelata solo dir recente e che mi ha piacevolmente sorpresa. La Fondazione Piazza dei Mestieri è un progetto nato dal desiderio di quattro universitari di aiutare i ragazzi in difficoltà. In un primo momento, sono nati i corsi di formazione interamente gratuiti, che però si sono rivelati non sufficienti al corretto inserimento nel mondo reale degli studenti; perciò, sempre con l’aiuto di fondi regionali ed europei, i ragazzi iniziano ad essere accompagnati lungo un percorso scolastico parallelo a quello formativo, in modo che una volta terminato il ciclo possano essere davvero pronti per il mondo del lavoro.

All’interno di una corte, che assomiglia ad un paesino di mare, si articolano tutte le attività della Piazza: le lezioni, i laboratori, il birrificio, il ristorante – che presto andrò a sperimentare – e la ‘fabbrica del cioccolato‘.

Il corso di cioccolateria è parte integrante di quello di pasticceria e panificazione ed è nato grazie alla collaborazione con un’illustre famiglia, Peyrano.

Dalla massa di cioccolato presa da Irca, che utilizza cacao di differenti origini al fine di attribuire ad ogni tipo caratteristiche organolettiche esclusive, vengono realizzati differenti prodotti che in comune hanno l’alta qualità delle materie prime. Praline, ricoperti, tavolette e cialde che nel 2005 trovano un grande primo cliente, Eataly, che li commercializza garantendone gli alti requisiti.

La pregevolezza di questo cioccolato è da attribuire alle mani dei ragazzi e del maestro cioccolatiere che li segue, non viene infatti utilizzato nessun macchinario per mantenere l’artigianalità del prodotto e per insegnare agli studenti il valore del lavoro manuale.

Tutti gli aromi racchiusi nel frutto del cacao dei fondenti e il profumo esotico e speziato delle qualità bianche giungono da Paesi lontani per inebriare noi, che perdiamo sempre di più il piacere e il gusto dell’eccellenza.

Una vecchia fabbrica, tipica del secolo scorso, recuperata allo scopo di offrire del buono che fa davvero bene.

La cioccolata della Piazza, come le birre, è acquistabile tramite Shop on line, nei punti vendita di distribuzione o nello Shop della Piazza (usufruendo di uno sconto).

Shop della Piazza: Via J. Durandi 13 – Torino. Aperto dal lunedì al venerdì, ore 9-17.

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Passione al cioccolato

Tutto in questa piccola bottega per gourmand segue il filo conduttore della coerenza. I banconi realizzati con legno di recupero, le scatole regalo in cartone grezzo, piuttosto che le costose e poco eco friendly confezioni da cioccolato, e l’acquisto delle materie prime, che si fa ogni lunedì al vicino mercato di Porta Palazzo.

Sto parlando dell’Officina del Cacao che Paolo Lovisolo ha aperto da pochi mesi nel cuore di Torino per soddisfare un desiderio di cambiamento lavorativo, attuato con coraggio ed entusiasmo.

Qualche corso e molto apprendistato per imparare la professione del cioccolatiere e decidere che la qualità degli ingredienti sta alla base di un eccellente prodotto finale. Per il cacao Paolo si rifornisce dalla Domori, Azienda genovese che però ha uno stabilimento nella vicina None. Domori può vantare il fatto di non dover acquistare il cacao alla Borsa di Londra ma di utilizzare quello proveniente dalle sue quattro piantagioni, ai cui lavoratori garantisce compensi dignitosi.

All’Officina del Cacao si produce pralineria alla francese, con l’utilizzo di panna in cui vengono infusi gli ingredienti aromatici come i fiori di lavanda o le spezie, lavorazioni con frutta secca e frutta ricoperta. Nel futuro Paolo spera di poter lavorare esclusivamente con cacao mono-produzione per avere una materia prima che abbia subito poche manipolazioni.

In un tempio del cioccolato come questo le lezioni per appassionati sono scontate quanto auspicabili ed inizieranno presto, al termine di alcuni lavori di ristrutturazione.

Il profumo da cui si viene accolti all’ingresso del negozio è sorprendentemente delicato e avvolgente, uno di quegli aromi che difficilmente viene a noia. Stupisce il rumore del cioccolato quando viene spezzato che fa ‘snap’ e ci si sorprende ad osservare la sua sezione, che deve essere liscia, senza bolle d’aria o affioramento di burro di cacao.

Da provare il cioccolato con il sale di Sicilia, elementi che si esaltano l’un l’altro come se fossero nati per stare insieme.

Dove: L’Officina del Cacao, Via Mazzini 56/L – Torino

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